giovedì 8 dicembre 2011

Clan Longobardi-Beneduce, tentata estorsione ad un ristoratore: arrestato Francesco Casillo

Francesco Casillo

(Pubblicato su Cronache di Napoli del 7 dicembre 2011)

POZZUOLI (Alessandro Napolitano) – Dovrà scontare una pena residua di un anno e 17 giorni di carcere, accusato di concorso in tentata estorsione aggravata. Per Francesco Casillo, 58 anni, si sono aperte le porte del carcere di Poggioreale. I fatti contestati all'uomo risalgono al 27 ottobre del 2006. Francesco Casillo avrebbe partecipato ad un tentativo di richiesta estorsiva ai danni di un imprenditore attivo nel campo della ristorazione. Lo avrebbe fatto, inoltre, favorendo il cartello camorristico dei Longobardi-Beneduce, all'epoca in piena lotta interna, dopo la spaccatura in due fazioni contrapposte. Quella di appartenenza di Francesco Casillo sarebbe stata la più vicina al boss Gennaro Longobardi ed in particolare al gruppo di Quarto, detto “quelli del Bivio”. Il suo ruolo sarebbe stato quello di “portavoce” di alcuni affiliati durante un tentativo di estorsione. La vicenda ebbe inizio nell'ottobre di cinque anni fa. Secondo quanto ricostruito dai carabinieri di Pozzuoli, l'imprenditore avrebbe ricevuto la “visita” di due affiliati al clan, tra l'altro condannati un anno fa per altri reati. Si tratta di Raffaele Di Roberto, 37 anni, detto 'o russ e Giuseppe Chiaro, 36 anni. I due sono stati condannati rispettivamente a 13 anni e 12 anni e 8 mesi, sempre per estorsione aggravata. I due affiliati, dopo aver cercato di entrare in contatto con l'imprenditore e non riuscendoci, gli avevano dato appuntamento all'esterno di un caseificio di Quarto, per il giorno successivo. Non presentandosi, l'imprenditore dovette subire la visita di un'altra persona che gli rinnovò l'invito a presentarsi. Secondo i giudici questa persona era Francesco Casillo. L'uomo, inoltre, sarebbe stato riconosciuto anche da alcuni carabinieri che si trovavano all'interno del ristorante, ma “camuffati” da clienti. I militari erano lì perché già stavano indagando sul tentativo di estorsione. “Quello o’ Russ ti sta aspettando a Quarto un’altra volta”. Con queste inequivocabili parole Francesco Casillo fece ben capire all'imprenditore che bisognava a tutti i costi incontrare gli altri affiliati. Inutili, poi, sarebbero stati i tentativi di ottenere una sorta di sconto sulla richiesta estorsiva, magari barattandola con pranzi gratuiti. Ad incastrare Casillo anche l'auto utilizzata per raggiungere il ristorante, una Fita Seicento, di proprietà del padre 85enne. Francesco Casillo risulta essere anche uno dei componenti della “scorta” che per diverse settimane circondava Carmine Riccio, detto “Peppe faccia verde”, condannato a 11 anni di reclusione per associazione di stampo mafioso e altro nello stesso procedimento a carico di Di Roberto e Chiaro. Riccio, nel 2004, era obbligato a firmare presso l'allora stazione dei carabinieri di Quarto. Ogni qualvolta l'uomo doveva recarsi in caserma, diverse persone erano appostate nei dintorni, a piedi, in auto e in sella a motociclette. Tra questi, c'era anche Francesco Casillo. Il gip, nel giugno di un anno fa, rigettò la richiesta di ordinanza cautelare a suo carico, nell'ambito dell'inchiesta Penelope che portò in cella decine di affiliati al clan Longobardi Beneduce. Oggi però, il 58enne ha dovuto varcare ugualmente l'ingresso del carcere di Poggioreale.  

venerdì 25 novembre 2011

14enne molestata dal nonno durante le vacanze, scatta l'arresto

(Pubblicato su Cronache di Napoli il 24 novembre 2011)

POZZUOLI (Alessandro Napolitano) – Avrebbe commesso violenza sessuale sulla nipote di appena 14 anni, durante le vacanze estive. Dopo tre mesi di indagini e di riscontri da parte della Procura di Latina, è stata spiccata un'ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari sul presunto “mostro”, nonno della ragazzina. Si tratta di un 59enne di Pozzuoli, ora costretto a rimanere tra le mura di casa, almeno fino a nuovo provvedimento. Ad eseguire l'arresto è stato il commissariato di polizia della cittadina flegrea. Un'orribile vicenda dai contorni ancora più foschi quella emersa dopo che la presunta vittima ha deciso di raccontare tutto. La violenza sessuale si sarebbe consumata all'interno di un campeggio di Formia, in provincia di Latina. Un'intera famiglia di Pozzuoli aveva deciso di trascorrere le vacanze estive sulla costa laziale, presa d'assalto da turisti napoletani durate i mesi più caldi dell'anno. Con i genitori c'è anche la figlia di 14 anni, nonché il nonno di 59. Probabilmente, approfittando della momentanea assenza dei genitori, il nonno avrebbe avvicinato la nipotina quando nessuno era nelle vicinanze. Qui si sarebbe consumata la violenza sessuale. Per la ragazzina di 14 anni sarebbe poi iniziato un vero e proprio incubo. Da una parte la vergogna per quanto subito e dall'altra il dubbio se tenere l'orribile segreto tutto per sé o invece raccontare quanto accadutole ai genitori. Dopo giorni di angoscia, la ragazzina ha deciso di farsi coraggio e di liberarsi del segreto. Increduli i genitori della 14enne che hanno poi deciso di contattare subito le forze dell'ordine. A sostegno della ragazzina, poi, è intervenuta anche una psicologa. Un lungo “percorso” per superare il fortissimo trauma ha dovuto affrontare la ragazzina che a quanto pare si sarebbe dimostrata molto coraggiosa e matura. L'aspetto più difficile è stato raccontare l'intera vicenda consumatasi in famiglia a persone sconosciute, come psicologi e magistrati. Un racconto esaminato con molta attenzione da parte degli inquirenti, fino a giungere alla conclusione che a compiere la violenza sessuale era stato senza alcun dubbio proprio il nonno della ragazzina. L'uomo, ad oltre tre mesi dai fatti di cui è accusato, si è visto piombare in casa gli agenti del commissariato di Pozzuoli che gli “ordinavano” di non lasciare la sua abitazione, di non incontrare alcuna familiare che non risiedesse nella sua stessa casa e di non tentare in alcun modo di rientrare in contatto con la nipotina. Quest'ultima dovrà lavorare ancora con gli psicologi per concludere il suo percorso riabilitativo, ma in famiglia sembra esserci ottimismo. Ancora un'orribile storia di violenza sessuale in ambito familiare a Pozzuoli. Nel luglio dello scorso anno un 53enne che per sei anni, dal 1996 al 2002, abusò addirittura della figlia minorenne. L'uomo è stato poi condannato a 10 anni di reclusione per violenza sessuale continuata, con le pene accessorie dell'interdizione perpetua dai pubblici uffici e dell'esercizio di tutela e curatela.

sabato 24 settembre 2011

Processo ai Longobardi-Beneduce, arriva la sentenza. Pene severissime per i Pagliuca

Il boss Salvatore Pagliuca
(Pubblicato su Cronache di Napoli il 22 settembre 2011) 

POZZUOLI (Alessandro Napolitano) – Sono tutte pesanti le condanne arrivate al termine del processo abbreviato contro i 56 imputati ritenuti affiliati all’oramai disciolto clan Longobardi-Beneduce. Il giudice Federica Colucci ha ritenuto tutti i condannati colpevoli di associazione di stampo mafioso, oltre che a vario titolo, per spaccio, estorsione e armi. Con 46 condanne e 9 assoluzioni, la sentenza emessa ieri mattina ha anche un altissimo valore simbolico. Raramente, infatti, la macchina della giustizia è stata così rapida. Dal 24 giugno 2010, giorno del blitz dei carabinieri nell’ambito dell’operazione Penelope, a ieri sono trascorsi meno di 15 mesi. Dagli arresti alle pesanti condanne un lasso di tempo relativamente breve, dunque. Ad essere ritenuti i veri promotori del clan, seppur intervenuti in una fase successiva dalla nascita del sodalizio, sono i componenti della famiglia Pagliuca. Salvatore Pagliuca, alias Totore ‘o biondo e suo figlio Procolo sono stati condannati a 20 anni di carcere, mentre la moglie di Salvatore, Partorina Arcone, ha dovuto ascoltare una condanna a 18 anni di cella. I loro volti erano visibili nell’aula bunker del carcere di Poggioreale attraverso collegamenti in videoconferenza dalle case circondariali nelle quali sono detenuti in regime di 41 bis, il “carcere duro”. Meno pesanti le condanne per gli altri due figli di Totore ‘o Biondo. Cinzia Pagliuca ha rimediato 6 anni, mentre sue fratello Mario 10. Assolto il marito di Cinzia Pagliuca, Salvatore Baldino nei confronti del quale i pubblici ministeri Antonello Ardituro e Gloria Sanseverino – titolari dell’inchiesta che portò al blitz di un anno fa – avevano chiesto 10 anni di carcere. La moglie di Procolo Pagliuca, Francesca Mastantuoni è stata condannata a 6 anni, ma l’accusa ne aveva chiesti 9. Tra le altre condanne spicca per pesantezza quella emessa nei confronti di Ferdinando Aulitto, anch’egli condannato a 20 anni di carcere. Per Leonardo Avallone e per suo fratello Vittorio, considerati tra i più importanti spacciatori di stupefacenti di Monterusciello, le condanne sono rispettivamente a 14 anni e 11 anni e 8 mesi di cella. Antonio Luongo, alias Tonino ‘o Pazz e su cui già gravava una sentenza in Appello a 24 anni di carcere, è stato condannato ad altri 14 anni. Per uno dei figli del presunto boss Gaetano Beneduce (imputato in un altro procedimento con rito ordinario) Rosario Beneduce, il giudice ha emesso una condanna a 14 anni, due anni in più rispetto a quanto richiesto dall’accusa. Umberto De Simone, detto ‘o storto, è stato condannato a 12 anni. Per quanto riguarda gli appartenenti al gruppo quartese denominato “Quelli del Bivio”, Carmine Riccio e Ferdinando Marcellino sono stati condannati entrambi ad 8 anni di carcere, mentre Nicola Palumbo, detto Faccia Abbuffata, è arrivata una sentenza di assoluzione, ma resta in carcere in quanto detenuto per altri reati associativi, tra cui quello di estorsione aggravata nell’ambito del mercato ittico all’ingrosso di Pozzuoli. Come detto sono nove gli assolti: oltre a Nicola Palumbo e Salvatore Baldino, il giudice ha assolto anche Castrese Attore, Giancarlo Bucci, Sergio Covone, Eugenio Del Giudice, Mario Piscopo, uno dei figli di Gaetano Beneduce, Massimiliano e di uno dei suoi fratellastri, Gennaro Ferro. Per quest ultimo la richiesta di condanna era stata di 18 anni. E’ senza dubbio una sentenza storica quella emessa ieri mattina e che potrebbe avere l’effetto di demolire del tutto ciò che rimaneva ancora in piedi dell’ex cartello dei Longobardi-Beneduce, nato “ufficialmente” nel 1997 all’indomani del duplice omicidio dei boss Raffaele Bellofiore e Domenico Sebastiano e a cui erano poi subentrati i Pagliuca. 

venerdì 5 agosto 2011

Persino la festa patronale nelle mani del clan Polverino

Salvatore Liccardi, detto "Pataniello"
(Pubblicato su Cronache di Napoli il 3 agosto 2011)

QUARTO (Alessandro Napolitano) – Le mani della camorra sulla festa patronale della città. Emergerebbe anche questa sconcertante verità dagli atti dell’inchiesta “Polvere”, culminata con l’emissione di 40 ordinanze di custodia cautelare in carcere, eseguite in gran parte lo scorso 3 maggio. La festa è quella di Santa Maria, santa patrona di Quarto, mentre il clan è quello dei Polverino, in particolare l’ala quartese dell’organizzazione criminale. Secondo gli uomini dell’Antimafia che hanno curato le indagini sul clan che fa capo al boss Giuseppe Polverino, uno dei presunti affiliati, Salvatore Liccardi detto Pataniello, 37 anni e irreperibile dal giorno del blitz, parla con colui che una volta era il suo “superiore”. In un’intercettazione, il 37enne conversa con Roberto Perrone, attualmente detenuto. Secondo gli inquirenti non ci sono dubbi. Salvatore Liccardi "nella circostanza confessa inconsapevolmente di essere responsabile di atti estorsivi nei confronti degli organizzatori dei festeggiamenti in occasione della ricorrenza della santa patrona di Quarto, santa Maria". Ma la conversazione tra Liccardi e Perrone, sempre secondo l’Antimafia partenopea, avrebbe anche un altro significato. E’ nel corso dello scambio di battute tra i due, infatti, che Pataniello descriverebbe a Roberto Perrone i nuovi assetti del clan, cambiati durante il periodo di carcerazione dello stesso Perrone. Secondo l'Antimafia, Salvatore Liccardi "riferisce grazie all’utilizzo di sopranomi e termini criptici a comunicare al Perrone che l’attuale reggente del clan Polverino è Cammarota Salvatore e che i suoi più fidati luogotenenti sono egli stesso e Simioli Giuseppe". Salvatore Cammarota è stato arrestato lo scorso 15 luglio, dopo essere sfuggito all’arresto il 3 maggio scorso. Si parla poi di “declassamenti” e “promozioni” all’interno del clan, nel frattempo succedutisi in assenza di Perrone. A decretare le ascese e le bocciature all’interno dell’organizzazione sarebbe “zia Carmela” che, sempre secondo gli investigatori, altro non è che Giuseppe Polverino, alias Peppe ‘o barone. Durante un'altra conversazione intercettata dalle forze dell'ordine, uno dei presunti affiliati al clan parla con Perrone dell'ascesa di Cammarota all'interno dell'organigramma: "Il “Nennillo” qua te lo ricordi piccolino? Quello ha conosciuto ora l’ha conosciuto…il Papa l’ha conosciuto…". Anche su questo punto gli inquirenti non hanno dubbi: "Evidentemente, anche in questo caso il riferimento al Papa deve essere letto con riguardo alla posizione apicale del Polverino Giuseppe che, evidentemente, ha avallato la crescita criminale del Cammarota, conoscendolo, vocabolo che, in gergo criminale attribuisce una sorta di riconoscimento formale del ruolo all’interno del clan". A conferma dei mutati assetti all’interno del clan ci sono anche alcune dichiarazione del pentito Domenico Verde: “Al primo posto nell’organigramma del clan vi è ovviamente Polverino Giuseppe detto ‘o barone o anche ‘o zio oppure zio Antonio. Al secondo posto indubbiamente vi è Cammarota Salvatore detto gioiello o anche gioia".

mercoledì 9 marzo 2011

Fa fuoco ad una festa di compleanno, tre feriti in un ristorante


(Pubblicato su Cronache di Napoli del 9 marzo 2011)

POZZUOLI (Alessandro Napolitano) – Tragedia sfiorata, lunedì sera, all’interno di un ristorante di Pozzuoli,  in via Serapide. Un colpo di pistola, sparato accidentalmente da un 42enne della zona, ha ferito tre persone alle gambe, con prognosi che oscillano tra i 10 ed i 20 giorni. L’autore dell’incauto gesto, A.B. incensurato di 42 anni, dipendente di uno studio legale della città, è stato arrestato con l’accusa di lesioni e di porto illegale d’arma da fuoco comune in luogo pubblico. Soltanto il caso ha voluto che la pallottola partita dalla pistola dell’uomo non abbia ferito in maniera più grave chi si trovava in quel momento all’interno del ristorante, tra cui molti bambini. Era da poco passata la mezzanotte e al tavolo a cui era seduto il 42enne c’erano altre 15 persone, quasi tutti legati da vincoli familiari. In quel locale si stava festeggiando il compleanno di uno dei parenti del 42enne. La cena si avviava verso il termine quando l’avvocato ha estratto senza alcun motivo la pistola dalla fondina, forse per mostrarla ai commensali. Non si trattava di una pistola “comune”, ma di una Beretta 98 “Steel”, calibro 9,21. Gravissima , però, l’imprudenza dell’uomo che non solo non aveva inserito la sicura alla pistola, ma aveva persino un colpo in canna, pronto a partire. Cosa che purtroppo si è verificata davanti a decine di persone. Un’unica pallottola è partita dall’arma, andando a colpire ben tre persone sedute una di fianco all’altra: il suocero dell’uomo, di 64 anni, la zia di 70 e la cugina della moglie, di 37 anni. All’interno del ristorante è immediatamente scoppiato il panico tra gli avventori. In molti hanno creduto inizialmente ad un litigio durante il quale sarebbe stata estratta la pistola. Dopo pochi istanti, però, in molti capiscono che si è trattato di un incidente, seppur gravissimo. Tutti i bambini presenti all’interno del ristorante hanno iniziato a piangere. Tra questi, molti erano seduti proprio al tavolo del 42enne. A prestare i primi soccorsi ai feriti sono stati gli stessi gestori del ristorante e i parenti. Dopo pochi minuti sono giunte diverse volanti della polizia, del vicino commissariato di piazza Italo Balbo. I feriti sono stati poi trasportati in due ospedali diversi, il Santa Maria delle Grazie di Pozzuoli ed il San Paolo di Fuorigrotta. E’ stato proprio all’interno di quest ultimo nosocomio che A.B. è stato fermato dalla polizia. Era arrivato per sincerarsi delle condizioni della zia. L’uomo è stato portato al commissariato puteolano dove ha raccontato di essere stato molto imprudente, ma che non aveva alcuna intenzione di ferire nessuno dei presenti al ristorante. Intanto nella sua abitazione, sempre a Pozzuoli, gli agenti trovavano l’arma e 49 pallottole. In pratica, nella pistola era stata inserita una sola munizione, purtroppo sufficiente a provocare il ferimento di tre persone. L’uomo è stato arrestato e portato nel carcere di Poggioreale. L’uomo deteneva soltanto il permesso per poter sparare in poligono e quello per detenere l’arma, ma non poteva assolutamente portarla in giro incautamente come ha fatto. 

lunedì 7 febbraio 2011

Sauro Secone sfiduciato, in 17 firmano le dimissioni

Pubblicato si Cronache di Napoli del 5 febbraio 2011




QUARTO (Alessandro Napolitano) – Sauro Secone non è più sindaco. Alle 12,45 di ieri 17 consiglieri comunali hanno rassegnato le proprie dimissioni. Tra di loro anche chi ha fatto parte della maggioranza di centrosinistra fino a poche ore prima. Finisce così, dopo 1349 giorni, l’avventura da sindaco del medico umbro. Tre anni e mezzo dopo il trionfo delle amministrative, al termine delle quali il sindaco Secone sconfisse a mani basse il suo principale antagonista, Leonardo Apa, il medico ha impattato contro gran parte di quegli stessi consiglieri che erano nella sua coalizione nel 2007. A firmare le dimissioni, infatti, ci sono Giovanni Amirante, capogruppo dei Verdi; Pasquale Di Criscio, capogruppo dell’Italia dei Valori, Gennaro Esposito, capogruppo del Partito Democratico fino ad una settimana fa; Leopoldo Carandente Tartaglia, ex democratico e presidente del consiglio comunale fino al 30 novembre scorso; Michele Di Falco, capogruppo dell’Udc, Nunzio Felaco, Carlo Mario Giaccio e Giuseppe Esposito, tutti dello scudo crociato. Ci sono molti membri della sfasciata maggioranza, quindi, tra chi ha voluto porre fine all’esperienza consiliare del “dopo Salatiello”. Oltre a chi è stato eletto nella compagine vincente del centrosinistra per poi prendere altre strade, quindi, tra i firmatari anche l’intera opposizione formata dal Popolo delle Libertà: Eugenio Iannicelli, capogruppo del Pdl, Leonardo Apa, Francesco Carputo, Armando Chiaro, Antonio Carandente Perreca, Andrea Micillo e Francesco Fernandez, oltre all’ex forzista Antonio Contini, poi passato nel gruppo misto. Sconcerto tra i consiglieri comunali che non hanno aderito alla raccolta di firme da protocollare e consegnare nella mani del segretario comunale, Amedeo Rocco il quale ha già contattato la Prefettura di Napoli da cui arriverà la designazione del commissario prefettizio che guiderà la cittadina flegrea fino al 15 maggio prossimo, data in cui con ogni probabilità Quarto tornerà al voto, esattamente quattro anni dopo l’ultima andata alle urne. Intanto la città si prepara ad una nuova campagna elettorale. Il sindaco Secone aveva annunciato a gennaio che nel caso si fosse andati a nuove elezioni si sarebbe senza altro candidato, ma ieri mattina sembrava meno convinto della decisione, non nascondendo una certa amarezza per quanto avvenuto pochi minuti prima. Quarto, dunque, per la quarta volta consecutiva deve fare i conti con un’amministrazione comunale terminata prima della sua scadenza naturale. Era già accaduto nel 1999 con l’allora sindaco Antonio Ciraci, al suo secondo mandato consecutivo; l’anno dopo toccherà a Gabriele Di Criscio, dichiarato non eleggibile per essersi dimesso troppo tardi dalla carica di amministratore della Quarto Multiservizi. Nel 2006 toccò al sindaco di centrodestra Pasquale Salatiello finire anzitempo il suo mandato, dopo le dimissioni di 18 consiglieri. Oggi la storia si è ripetuta, mentre la città è in ansia per la possibile realizzazione di una discarica in una delle cave di via Spinelli. Un’esperienza, quella dell’oramai ex sindaco Secone, segnata dai rifiuti, dunque. Nel 2007 iniziò il suo incarico con una città sommersa di spazzatura. Tre anni e mezzo dopo, Secone lascia una città a dir poco spaventata e sempre alle prese con i rifiuti in strada.  

“Francamente mi ero stufato di dover dare ascolto a chi mi chiedeva di tutto, tra piaceri personali di ogni tipo e di sentirmi tirare la giacchetta a destra e a sinistra”. L’ex sindaco Secone tenta di vedere il bicchiere mezzo pieno dopo essere stato di fatto “defenestrato” da 17 consiglieri. Secone, poi, cerca di ricostruire quanto è avvenuto ieri mattina durante una normale riunione di giunta, nel mezzo della quale è arrivata la notizia delle dimissioni. “Ciò che è accaduto ieri mi ha lasciato quanto meno perplesso – racconta Secone – Stavamo affrontando un tema delicato, come il rilascio di una concessione edilizia in via del Primo Maggio (72 alloggi, ndr) forse arrivata con troppa facilità da parte dell’Ufficio Tecnico. Spero a questo punto che la Procura indaghi su questo e su altri aspetti. Gli interessi in questa città sono stati sempre forti e, evidentemente, gli interessi personali e i poteri forti hanno forse determinato questa decisione di dimissioni di massa, il cui significato pieno mi appare oscuro e nebuloso”. Parole durissime quelle dell’ex sindaco, “caduto” a detta sua per gli interessi particolari che da sempre governerebbero la città. Ancora una volta, dunque, nasce il sospetto che ad aver rotto il giocattolo abbia contributo il “mattone”. Sospetti pesanti, ma a quanto pare condivisi. Cosa accadrà ora? Fogne da realizzare, raccolta differenziata porta a porta, finanziamenti in arrivo, distretto sanitario. Tanti i progetti destinati, probabilmente a restare tali dopo la fine anticipata della consiliatura. Ma c’è soprattutto l’eventuale realizzazione di una discarica che la Provincia di Napoli avrebbe individuato in via Spinelli. “A sostenermi ci sono anche quelle diecimila persone che sabato scorso hanno marciato contro la discarica – aggiunge Secone - Un messaggio ribadito anche appena l’altra sera nel consiglio comunale straordinario e plenario. Adesso si è scelto in modo inopinato e irresponsabile di far perdere alla città di Quarto un punto di riferimento istituzionale. Adesso non so, francamente, cosa potrà accadere. Di sicuro io, da privato cittadino, continuerò ad essere in prima linea al fianco dei comitati antidiscarica per dire un chiaro e netto «no» alla discarica ai confini tra Quarto e Pozzuoli. Chi ha firmato le dimissioni, evidentemente, vuole solo bruciare il futuro di Quarto e ne dovrà rispondere agli elettori”. Cadrà nel vuoto anche l’ultimo atto, quello firmato congiuntamente anche da Pozzuoli, Bacoli e Monte di Procida contro la discarica?

Il Popolo delle Libertà - che dall’estate del 2009 ha dovuto ricoprire da solo il ruolo di partito di opposizione, dopo l’ingresso dell’Udc  in maggioranza – non usa mezzi termini per definire l’operato del sindaco Secone e della sua compagine di governo dal 2007 ad oggi. “I consiglieri comunali dimissionari – sottolineano congiuntamente gli esponenti del Pdl quartese -  hanno finalmente posto fine all’amministrazione secone liberando la città da una gestione che è stata sempre lontana dalla logica politica, senza riempire di contenuto i suoi continui proclami, concentrandosi solo ed esclusivamente su un equilibrio numerico, reclutando sempre nuovi consiglieri e trasformando continuamente la giunta”. Solo proclami, quindi, secondo il Pdl che attacca l’ex sindaco Secone anche sui continui rimescolamenti nella squadra di governo che, numeri alla mano, parlano di ben 24 diversi assessori in 42 mesi, l’ultimo dei quali, Francesco Di Criscio all’Istruzione, nominato appena 8 giorni fa. Ci sono state,  poi, poltrone a dir poco traballanti, come quella all’Ambiente, come ricordano gli stessi consiglieri del Pdl dimessisi ieri mattina. “L’ex sindaco Secone ha cambiato sei assessori con delega all’Ambiente ed il risultato, purtroppo, oggi è sotto gli occhi di tutti: la differenziata e la Multiservizi sono infatti al collasso – aggiungono i consiglieri del Popolo delle Libertà - La città ormai è invivibile sotto tutti i punti di vista, e cosa più grave è che dopo quattro anni si parla ancora di progetti”. Sul tema dei rifiuti il Pdl non sembra voler giocare la carta dell’intransigenza: “Da domani in poi saremo noi in prima linea, soprattutto come cittadini, insieme alle associazioni - fuori da formalismi istituzionali - per dire no alla discarica a qualunque costo e cercando di non essere gli uomini del no, ma dando soluzioni concrete all’annoso problema dei rifiuti e dando soluzioni che possano essere compatibili con il territorio e quindi, ovviamente, opporci in modo fermo alla discarica, così come anche convenuto dagli altri comuni flegrei e associazioni che sono i veri attori di questa battaglia”.

 Erano stati voluti in maggioranza per rafforzare le basi dell’amministrazione targata Sauro Secone, nonostante due anni prima si erano candidati con il centrodestra. Sono i consiglieri dell’Udc i quali, dopo che nel corso degli anni hanno raddoppiato il loro numero, passando da due a quattro (agli “iniziali” Nunzio Felaco e Michele Di Falco si sono poi aggiunti Carlo Mario Giaccio, ex Udeur e Giuseppe Esposito, ex democratico ed ex margheritino) Il sindaco Secone, nel luglio del 2009 li volle con sé. Il loro ingresso in maggioranza vide anche una forte presenza nell’esecutivo, con l’arrivo di Lino Buonanno, divenuto contemporaneamente vice-sindaco nonché assessore alle Attività Produttive. Il loro apporto, però, si è man mano trasformato in una vera e propria spina nel fianco del sindaco. Diversi, infatti, i “mal di pancia” che i consiglieri dell’Udc hanno fatto registrare nel corso del tempo, fino ad arrivare ad una clamorosa bocciatura di uno dei punti principali dell’agenda politica di Secone, la realizzazione del Piano Casa. L’opposizione di centrodestra e diversi esponenti usciti dalla maggioranza, pubblicarono un manifesto infuocato contro il sindaco Secone il quale, a sua volta, pubblicò un documento difensivo e programmatico con in calce anche il simbolo dell’Udc. Sembra che questa scelta, però, non venne preventivamente concordata con tutti i membri del partito. In bilico sarebbe stata per alcuni giorni anche la poltrona dello stesso Lino Buonanno. La crisi, poi, sembrava rientrata, ma pare che anche sulla realizzazione del Distretto Sanitario i consiglieri dell’Udc abbiano dimostrato di non gradire, almeno così come voluto dal sindaco Secone. Ieri mattina, poi, la stangata finale, con le dimissioni dei quattro consiglieri dello scudo crociato, una volta considerati i “salvatori” di Secone.  Tra di loro anche Giuseppe Esposito, una volta membro del Pd e addirittura candidato alla carica di consigliere provinciale per la circoscrizione di Quarto, Bacoli e Monte di Procida.
E’ già un caso quanto ha dichiarato Giovanni Amirante, capogruppo dei Verdi, tra i firmatari delle dimissioni. “Siamo già pronti a partire per le prossime elezioni con una nuova coalizione, all’interno della quale ci saranno tutti coloro che hanno sfiduciato il sindaco, compreso eventualmente anche il Pdl”. Così Amirante, che già prevede un cartello elettorale con il centrodestra. Una scelta che per Francesco Emilio Borrelli, coordinatore regionale dei Verdi, sarebbe anche accettabile, “visto che Secone ci ha tenuto fuori dalla maggioranza per tre anni. Ciò che invece mi ha mandato su tutte le furie sono state le dimissioni di Amirante, arrivate in un momento così delicato per la città, visto la battaglia in atto contro l’apertura di una discarica. Sono arrabbiatissimo per questa mossa del consigliere, tra l’altro non concordata con me e di cui non sapevo nulla. Valuterò con attenzione quanto accaduto e incontrerò lo stesso Amirante quanto prima”.  

martedì 1 febbraio 2011

Terzo incendio doloso in pochi giorni, torna l'ombra del racket

Pubblicato su Cronache di Napoli del 1 febbraio 2011


POZZUOLI (Alessandro Napolitano) – Ancora un incendio di natura dolosa a Pozzuoli, il terzo in pochi giorni. Le fiamme questa volta hanno avvolto una videoteca di via Artiaco, tra piazza Capomazza e via Campana, la Video Fantasy. Nella tarda serata di domenica alcuni passanti hanno notato le fiamme fuoriuscire dalla saracinesca del negozio e dal distributore automatico di dvd. Il veloce arrivo dei vigili del fuoco, del distaccamento di Monterusciello, ha limitato i danni i quali, però, stando ad una prima stima, sarebbero di circa 10mila euro. Sull’ennesimo episodio incendiario in città stanno indagando gli agenti del commissariato di polizia di Pozzuoli i quali hanno anche ascoltato il titolare delle videoteca, P.R. L’uomo avrebbe raccontato di non aver subito né minacce né richieste estorsive nel recente passato. Un passato, però, che vedrebbe la stessa vittima già protagonista di un episodio analogo, subito pochi anni fa. Come prova della dolosità dell’incendio ci sarebbe un pezzo di stoffa ritrovato nei pressi dell’ingresso della videoteca il quale sarebbe stato intriso di benzina e poi dato alle fiamme. Nessun corto circuito tra le cause esterne che avrebbero potuto dare inizio all’incendio. Da chiarire, ora, le cause del gesto. Intimidazione o vendetta? Appare sempre più difficile non collegare i diversi episodi analoghi che negli ultimi giorni hanno interessato diverse attività commerciali. Il 22 gennaio scorso, a Licola, ignoti hanno dato alle fiamme due imbarcazioni, all’interno del rimessaggio Nautica Service di via del Cantiere, non lontano dalla stazione della circumflegrea. L’incendio è scoppiato intorno alle 9,30 del mattino. Anche in quell’occasione i vigili del fuoco non hanno avuto dubbi sull’origine dolosa dell’incendio che è costato la distruzione parziale di un gommone di cinque metri di lunghezza e di un altro natante di vetroresina, andato totalmente distrutto. Come da copione, il titolare del rimessaggio nautico ha raccontato di non aver subito alcuna intimidazione o richiesta estorsiva. L’incendio di Licola seguiva di pochi giorni quello scoppiato all’interno dell’officina meccanica Baldino, all’interno del rione Toiano. Gli esecutori materiali del raid incendiario non si preoccuparono di far sparire le prove inoppugnabili dell’origine volontaria del loro gesto. I carabinieri del comando di Pozzuoli ritrovarono poco distante una tanica utilizzata per trasportare la benzina alla quale avrebbero poi dato fuoco. In fiamme, oltre a buona parte del locale, anche due autovetture ferme in attesa di essere riparate, una Wolkswagen Golf e una Fiat Punto, avvolte totalmente dalla fiamme.   Tre raid incendiari in poco più di una settimana, dunque, nella cittadina flegrea. A questi, poi, ci sarebbe da aggiungere anche un altro episodio inquietante avvenuto il 14 gennaio. Il titolare dell’autolavaggio Del Sole di Monterusciello, P.D. venne picchiato all’interno della struttura da quattro persone giunte sul posto a volto scoperto. Dopo il pestaggio furono sparati diversi colpi di pistola, calibro 7,65, all’indirizzo di due auto parcheggiate nel cortile dello stesso autolavaggio. Episodi tutti “slegati” tra loro?