venerdì 22 novembre 2013

Gira filmino hard e il fidanzato lo diffonde in rete. Lei voleva fargli un regalo, lui pensa a un tradimento e pensa di punirla

Pubblicato su Il Mattino del 16 novembre 2013

di Alessandro Napolitano 



Un regalo per il suo fidanzato, qualcosa di olto speciale che sarebbe dovuto rimanere riservatissimo. Un video porno girato con il telefonino, a casa sua. Qualcosa però va storto e quei minuti di intimità finiscono sulla «rete». Un furto che la protagonista della vicenda e dello stesso filmino non sa spiegarsi. In poco tempo il video viene visto da decine, forse centinaia di studenti che frequentano la stessa sua scuola. Rabbia e imbarazzo è il minimo che può provare. Nulla però al confronto dei sentimenti provati quando scopre chi ha rubato quel video. E' stato il suo stesso fidanzato. Il motivo? Aveva sospettato di un tradimento ed aveva così deciso di vendicarsi. Ma sottovalutando ogni conseguenza, anche dal punto di vista giudiziario. Giovanissimi i due. Lei 19 anni, lui appena 18. Vanno a scuola assieme, uno degli istituti più frequentati della città. Di mattina tra i banchi di scuola e la sera, nei fine settimana, si esce con gli amici. Una vita come quella di tutti gli altri loro coetanei. Vissuta tra chat, social network e smartphone. E proprio con uno di questi ultimi lei decide di diventare la protagonista di un video di quelli vietati ai minorenni. Ma solo per la Legge, non per quella di internet dove invece spopolano siti porno del tutto gratuiti e fruibili da chiunque. Quei pochi minuti girati tra le mura di casa finiranno sul più popolare dei siti hard. La notizia inizia a circolare tra i banchi di scuola. In pochi giorni è già di pubblico dominio. La ragazza decide ovviamente di denunciare il tutto alle forze dell'ordine. Con lei, a seguirla, c'è il fidanzato. Assieme, anche in questa occasione. Dal cellulare qualcuno ha portato via la memoria esterna. Sul supporto digitale il video dello scandalo. Soltanto chi era a conoscenza del suo contenuto avrebbe rubato la sola memoria. Un ladro qualunque avrebbe portato via l'intero telefono. Tra gli studenti qualcuno capisce che la storia si sta mettendo male. E vuota il sacco. Il video hard c'è chi lo ha visto ben prima che finisse su un sito internet. Il cerchio si chiude. A trafugare le scheda di memoria il fidanzato di lei. Ad alimentarla altre voci, su un presunto tradimento. Lo ammetterà egli stesso. Quando oramai era troppo tardi.

Cinque donne nella banda degli usurai. Prestavano denaro a tassi impossibili, poi minacce e aggressioni. Nove gli arresti dei carabinieri

Pubblicato su Il Mattino del 20 novembre 2013  



di Alessandro Napolitano

Vera De Mari, ritenuta il capo della banda 
POZZUOLI A capo dell'organizzazione una donna. Con lei altre quattro che assieme a fratelli e cugini avrebbero approfittato delle disgrazie economiche di piccoli imprenditori, commercianti e persino disoccupati. Prestando loro somme di denaro che nel giro di pochi mesi e grazie agli interessi praticati, avrebbero assunto dimensioni tali da rendere impossibile la loro restituzione. A fare da cornice anche i legami di parentela con personaggi di spicco del clan Longobardi-Beneduce. Sono nove le persone arrestate ieri dai carabinieri di Pozzuoli. A guidare la banda di usurai Vera De Mari, 56 anni, cognata di Umberto De Simone, considerato dai pm dell'Antimafia di Napoli storico affiliato alla mala flegrea. In carcere sono finiti anche Silvio De Mari di 53; Gennaro De Simone, 38; Benedetta Pezzini, 55; Patrizia Auricchio, 54 e Donatella Savarese di 50. Agli arresti domiciliari si trovano Gustavo ed Emanuela De Mari, rispettivamente di 27 e 31 anni e Antonio De Simone, 59 anni. Minacce verbali, aggressioni e persino la richiesta di «accomodare» alcune delle rate in cambio di prestazioni sessuali. Auto di famiglia portate via con la forza così come telefoni cellulari, telefonate a qualsiasi ora, ma anche pestaggi. Tutti i mezzi erano utili ai componenti della banda per costringere le loro vittime a pagare in tempo e soprattutto a tassi di interesse che in alcuni casi erano del cento per cento. Le indagini - coordinate dalla Dda di Napoli - sono partite nell'autunno del 2012. Quando una delle vittime, stanca delle sempre più pressanti richieste di denaro, ha deciso di raccontare tutto ai carabinieri. Ne è nata un'indagine ancora più complessa e dall'effetto a catena. Durante la quale sono emerse nuove vittime da tempo finite nel giro di usura. E anche la particolare spregiudicatezza e violenza del presunto capo dell'organizzazione, Vera De Mari, che avrebbe addirittura urlato ad una delle vittime, dopo averla schiaffeggiata «Dì a questi bastardi dei tuoi amici carabinieri che io li tengo sotto le scarpe mie e che ho gente dietro di me. Non mi fanno paura, mi acchiappano: io nego tutto e tu vai in galera». C'era chi aveva chiesto piccole somme, poi lievitate enormemente. Chi, a fronte di un prestito di 40mila euro, dopo anni di pagamenti mensili, se ne ritrovava ancora altri 30mila da dover restituire. A finire nella rete anche imprenditori. Se non avessero pagato avrebbe perso i loro mezzi da lavoro. C'è anche chi è dovuto scappare dai parenti in Nord Italia per paura di ulteriori intimidazioni. Ognuno nella banda aveva un ruolo preciso. Gli ordini del «capo» arrivavano a chi doveva occuparsi del recupero del denaro e chi invece aveva il compito di spaventare le vittime. «Un giorno  importante» l'ha definito il sindaco di Pozzuoli Vincenzo Figliolia ricordando proprio la nascita in città dello sportello antiracket e antiusura di Sos Impresa. Il cui coordinatore regionale dell'associazione, Luigi Cuomo, ha posto l'accento sulla «collaborazione delle vittime con le forze dell'ordine» che «aiuta gli inquirenti a fare prima e meglio il loro lavoro».

venerdì 8 novembre 2013

Assicurazioni, le false triplicate in due anni. Tagliandi ritoccati esposti sul parabrezza. Sistema con i tipografi. I truffatori scelgono piccoli centri e finti domicili. Già avviate altre inchieste e processi

Pubblicato su Il Mattino del 6 novembre 2013

di Alessandro Napolitano


POZZUOLI Più che raddoppiate rispetto ad un anno fa, oltre il triplo se confrontate al 2011. Sono impressionanti i numeri riguardanti le false coperture assicurative per i veicoli. Se l'anno scorso a Pozzuoli la polizia municipale aveva scoperto meno di 300 casi, nel corso di quest'anno i «furbetti» scovati sono già oltre 600. Un aumento esponenziale che fa riflettere. Da un lato un numero sempre crescente  di automobilisti che per risparmiare sui premi annui appongono falsi tagliandi ai parabrezza. Dall'altro le sempre più accurate indagini dei caschi bianchi che portano all'individuazione di falsi documentali in sempre minor tempo. Ad affinarsi, però, anche le tecniche dei truffatori. Tra questi anche brokers e in alcuni casi tipografi compiacenti inseriti e pieno titolo nel «sistema», così come già era emerso durante le indagini dei mesi scorsi. Tra i 600 automobilisti «beccati» dalla municipale a circolare con false assicurazioni, quasi tutti sono risultati residenti nella cittadina flegrea. Non per le compagnie assicurative però. A modificare i dati ci sarebbero i «tramiti». Tra questi piccole agenzie ed i loro intermediatori. Dopo aver scannerizzato i documenti del titolare della futura polizza - carta di circolazione e carta d'identità - questi verrebbero poi modificati ad arte. Mediante l'utilizzo di software per il fotoritocco. E così dalle documentazioni spariscono tutti i riferimenti alla provincia di residenza, Napoli, tra le più care d'Europa in fatto di assicurazioni auto. Molise, Toscana, Veneto e Friuli. Queste le regioni più «gettonate». Piccoli centri scelti dai truffatori come nuove e finte residenze. Dati che vengono poi forniti alle grandi compagnie assicurative che emettono le polizze. A prezzi notevolmente più bassi rispetto a quelli che verrebbero praticati se venisse indicato il capoluogo partenopeo come residenza. Il certificato assicurativo ed il talloncino da esporre sul parabrezza arrivano poi nelle mani degli automobilisti. Che però devono fare i conti con controlli stradali sempre più accurati da parte dei caschi bianchi. Dai meno di duecento casi riscontrati nel 2011 si è così arrivati agli oltre 600 nei primi dieci mesi del 2013. La media è di due «furbetti» al giorno scovati mentre sono al volante della propria auto. Ma ci sarebbero «vittime» persino tra gli stessi automobilisti. Certo la parte di gran lunga minoritaria tra quelli scoperti. Si sono affidati ad agenzie che a loro volta avrebbero operato nel modo appena descritto. Ma all'insaputa del cliente. Tra questi chi ha sborsato quasi duemila euro per ritrovarsi con una assicurazione del tutto fasulla. Salvo poi «rifarsi» nei confronti della stessa agenzia denunciando il tutto alle autorità. Le conseguenze per chi viene scoperto a circolare con assicurazioni taroccate sono pesantissime. Ad iniziare dal sequestro del veicolo, che rischia anche la confisca. C'è poi da aggiungere il ritiro della patente di guida per almeno 12 mesi ed il deferimento all'autorità giudiziaria. Falso documentale e truffa. Queste le ipotesi di reato contro cui devono difendersi i furbetti del talloncino. Alcuni sono già finiti sotto processo. Come i 18 rinviati a giudizio dopo le indagini condotte assieme al compartimento di polizia stradale della Campania e del Molise. Perquisizioni svoltesi anche in Molise e Toscana che portarono alla scoperta di società fittizie e di ben 4mila certificati di assicurazione «in bianco» con i loghi di diverse compagnie. Altri 400 coperture assicurative, invece, erano già state stipulate. Un filone d'inchiesta a cui ne sono seguiti altri. E che nel tempo ha visto finire sul taccuino casi che hanno anche fatto sorridere. Come il camionista che, fermato ad un posto di blocco senza avere esposto il talloncino, provvedeva ad inviarne uno al Comando nei giorni seguenti. Ovviamente falso. 

martedì 1 ottobre 2013

Quarto. Nuova emergenza, rifiuti in strada. Differenziata Ko. Il servizio porta a porta è fermo oramai da giorni. 24 ore per sversare

Pubblicato su Il Mattino 
del 30 settembre 2013
Oltre 20 tonnellate i rifiuti giacenti in strada

di Alessandro Napolitano 

Enormi cumuli di rifiuti lungo le strade, servizio di raccolta «porta a porta» fermo da giorni e zone periferiche prese d'assalto da chi getta spazzatura senza temere di essere scoperto. Nella cittadina flegrea l'emergenza rifiuti sembra non essere mai passata. Negli ultimi mesi la situazione è andata man mano peggiorando. Con picchi che si ripetono ad ogni fine settimana. Intanto crolla anche il dato riguardante la raccolta differenziata, passata dal 45 per cento dello scorso giugno a circa il 20. Diverse le cause che hanno portato all'attuale situazione. Ad iniziare, ovviamente, dalla Quarto Multiservizi, società a socio unico (lo stesso Comune) finita sotto la curatela fallimentare. Conseguenza diretta è stato il blocco per tutti i mezzi meccanici utilizzati dai dipendenti per la gestione del servizio di igiene urbana. Quattro grossi autocompattatori e sei mezzi più piccoli non possono ancora circolare. Si attende dallo scorso mese di agosto che arrivi la liberatoria che permetta di effettuare il servizio con regolarità. Attualmente la raccolta di rifiuti è gestito da un'altra azienda - la Alba Paciello di Casagiove, in provincia di Caserta - a cui lo scorso 31 luglio la commissione straordinaria ha affidato l'incarico, per quattro mesi. Non avendo a disposizione quanto invece era nelle possibilità della Multiservizi, la nuova ditta starebbe già lavorando al limite. A peggiorare la situazione, poi, anche il blocco dell'impianto Cdr di Giugliano che si trascina da due settimane. Con mezzi fermi anche per 24 ore, in attesa di poter sversare. Sottraendo risorse sul territorio che patisce sempre di più. Inoltre, così come venne deciso dalla ex amministrazione della Multiservizi, l'attuale «calendarizzazione» della raccolta si traduce nei fatti in continui accumuli di rifiuti. E' la domenica il giorno in cui Quarto torna a sprofondare tra i rifiuti. In via Campana e corso Italia le montagne di sacchetti raggiungono anche i venti metri di estensione e i due di altezza. Attualmente sono oltre 20mila i chilogrammi di spazzatura giacente in strada. E le alte temperature che si sono avute in questo colpo di coda dell'estate, non hanno fatto altro che aumentare i miasmi. A tutto ciò si aggiunge un altro fardello al già pesante carico che la cittadina flegrea sta trascinando: lo sversamento di rifiuti da parte dei non residenti. Approfittano della totale mancanza di controlli per gettare in strada e a qualuque ora sacchetti e rifiuti ingombranti. In alcuni casi i rifiuti «forestieri» sarebbero oltre la metà di quelli gettati dai residenti. E sempre alla mancanza di controlli (il comando della municipale ha da anni solamente 20 unità su cui poter contare, «spalmate» su più turni) è imputabile quanto si verifica nelle strade al confine con i comuni di Giugliano e Marano. Diventate oramai ad una sola corsia di marcia per la presenza di rifiuti lungo la careggiata. Contro il malcostume il Comune aveva provveduto ad installare telecamere a circuito chiuso, come in via Maranese. Ma nessun collegamento con la municipale è mai stato completato. 

giovedì 18 luglio 2013

Furto d'arte in casa, rubati quattro dipinti. Nel Mirino un collezionista. Trafugate opere di Notte, Vitagliano e Catelli

(Pubblicato su Il Mattino del 11 luglio 2013) 

Rubato anche un autoritratto di Emilio Notte


di Alessandro Napolitano

Si tratta con ogni probabilità di un furto mirato, ben ideato e messo a segno con una tempistica perfetta. Nelle mani dei ladri sono finiti quattro dipinti del valore complessivo di oltre 20mila euro, portati via dall'abitazione di un collezionista che ha anche accusato un malore dopo l'amara scoperta. Nelle mani dei ladri d'arte sono finite opere di Emilio Notte, Salvatore Vitagliano e Camillo Catelli, acquistate all'asta oltre 20 anni fa ed il cui valore sarà senz'altro andato crescendo nel tempo. Chi ha trafugato i quadri non si è limitato alle opere dei maestri del '900. I ladri sono andati via portando via anche gioielli, soldi in contanti e un personal computer. E' il tempismo scelto dai malviventi, però, a far nascere più di un sospetto. Hanno atteso che l'unico occupante dell'abitazione uscisse di casa poco più di mezz'ora. Gli altri due, tra cui lo stesso collezionista, avevano già lasciato casa. La scoperta intorno alle 15, dunque in pieno giorno. Poco prima la moglie dell'amante d'arte si era allontanata di poco, spostandosi in uno stabile vicino. Tanto è bastato ai ladri per entrare in casa forzando la finestra di una camera da letto. In pochi minuti dalle pareti sono sparite le opere più importanti e costose e solo quelle. Quattro dipinti, tra cui un autoritratto a matita di Emilio Notte, esponente del movimento Futurista. Ad essere portati via anche due quadri del pittore napoletano Camillo Catelli realizzati oltre 40 anni fa. Infine un quadro di Salvatore Vitagliano, anch'egli napoletano, non solo pittore ma anche scultore. Il collezionista d'arte aveva realizzato uno dei suoi sogni durante un'asta. Per oltre due decenni le opere le aveva tenute esposte in casa, assieme ad altri oggetti di antiquariato. Un'abitazione di certo non fastosa, in via Luciano, mai «visitata» dai ladri da quando l'uomo - 63 anni, agente della polizia municipale in servizio tra i quartieri di Chiaia e Mergellina - si era trasferito assieme alla famiglia a Pozzuoli. Il collezionista è dovuto ricorrere anche alle cure dei medici dell'ospedale Santa Maria delle Grazie dopo aver accusato un malore. Fortunatamente è fuori pericolo. Troppo breve il lasso di tempo sfruttato dai ladri per portare vie le opere d'arte, tra l'altro durante il giorno. Non si esclude che il furto possa essere collegato ad un episodio avvenuto appena 24 ore prima. Gli pneumatici dell'auto privata del collezionista erano state forate all'esterno della sua abitazione di Pozzuoli. 

domenica 7 luglio 2013

Libri scolastici, fondi già bloccati. Il sindaco Figliolia attacca: "Non abbiamo certezza sull'importo nè sui tempi"

(Pubblicato su Il Mattino del 5 luglio 2013)



di Alessandro Napolitano

Mancano i soldi per pagare i buoni libro, così come già era accaduto un anno fa. E ancora una volta la responsabilità ricade sulla Regione. Palazzo Santa Lucia, infatti, non ha ancora messo a disposizione i fondi necessari per coprire la spesa per i testi scolastici degli studenti delle scuole medie inferiori e superiori. A complicare la situazione anche la difficile previsione non solo dei tempi entro i quali tutto potrebbe risolversi. Ma anche riguardo la quantificazione dei fondi che la Regione avrà a disposizione. La conseguenza diretta è tutta per il Comune, impossibilitato ad anticipare alcuna somma. Così come aveva invece fatto al termine dell'anno scolastico 2011/2012, quando via Tito Livio anticipò i fondi. Di quei soldi però l'ente locale non ne ha saputo più nulla. Ed ora i crediti vantati verso la Regione sono cresciuti ancora di più. «I ritardi fatti registrare dalla giunta regionale – spiegano il sindaco Vincenzo Figliolia e l'assessore alla Pubblica Istruzione, Alfonso Trincone – allo stato non consentono né di conoscere la somma che sarà assegnata al Comune di Pozzuoli, né quindi di poter ipotizzare una seconda, eventuale anticipazione». Incessante il lavoro di sprono dell'ente locale nei confronti di Palazzo Santa Lucia. La speranza dell'amministrazione è che «in tempi brevi, o quantomeno per l’inizio del prossimo anno scolastico, le giuste aspettative dei cittadini aventi diritto potranno essere soddisfatte». I guai per la pubblica istruzione del comune flegreo non finiscono qui. A mancare sono anche i fondi per le borse di studio dello scorso anno scolastico, circa 360mila euro. La Regione non ha infatti adottato il decreto di assegnazione in materia. Tanto che il Comune flegreo non è stato ancora in grado di stilare la graduatoria per la ripartizione delle borse agli studenti più meritevoli. Oltre 3500 studenti con le rispettive famiglie restano quindi in attesa di una risposta. L'unica giunta fino ad ora dalla Regione non fa cenno alcuno ai tempi circa la soluzione positiva della vertenza. In tanti hanno chiesto spiegazioni direttamente al sindaco Figliolia e all'assessorato. In ballo ci sono circa 316mila euro. Cifra simile a quella per l'anno scolastico precedente. C'è però chi ha pensato a soluzioni alternative per sfuggire all'estrema lentezza burocratica dei trasferimenti. «Ci sono molti genitori che stringono una sorta di accordo con i titolari delle librerie - spiega Maria Di Porzio, genitrice di uno studente delle superiori, già presidente del consiglio di circolo della scuola Vittorio Emanuele - In pratica, non avendo rassicurazioni sul pagamento dei buoni libro, chiedono un'anticipazione direttamente ai rivenditori. Non appena i fondi sono disponibili, muniti di cedola tornano nelle librerie e poi decidono come usare il rimborso: per un acquisto immediato o addirittura un'apertura di credito per l'anno successivo». Una soluzione «fai da te», dunque, per i genitori degli studenti di Pozzuoli, già alle prese con sempre crescenti difficoltà economiche. «Temo che l'abbandono scolastico da parte di molti studenti possa crescere ancora di più nei prossimi anni - aggiunge la Di Porzio - Le famiglie non ce la fanno a sostenere i costi dell'istruzione dei propri figli, soprattutto quelle meno abbienti e residenti nelle periferie della città. Fino a pochi anni fa non era così». 

mercoledì 6 marzo 2013

La storia. Da Pozzuoli in Serbia per girare un horror

Nel cast Milorad Kapor, reduce da 007 Skyfall
(Pubblicato su Il Mattino del 28 febbraio 2013)

di Alessandro Napolitano Partiranno in estate le riprese del film horror «6Dana66Godina», ideato, scritto e diretto da una coppia di filmmakers napoletani, Alex Madia Levi e Germano Nappo. La pellicola verrà girata quasi interamente in Serbia e avrà nel cast Milorad Kapor, reduce dal successo di botteghino e di critica dell'ultimo 007 «Skyfall». A recitare ci sarà anche una vecchia conoscenza dei B-movie degli anni '70 e '80, come Bobby Rhodes. Una storia ambientata nei Balcani, ma che affonda le radici durante una delle fasi più cruente della Seconda guerra mondiale. Un mix perfetto tra storia vera, riti satanici e psicologia quello ideato dalla coppia Levi-Nappo. Il primo vive da anni a Londra dove dirige la casa di produzione cinematografica Mew Productions; il secondo, di Pozzuoli, è un grafico pubblicitario. Budget ridotto per la pellicola, ma non mancheranno effetti speciali di sicuro impatto (affidati al talentuoso Miroslav Lakobrija) e alta tecnologia sul set, con l'utilizzo di una telecamera speciale, la Arri Alexa dal costo di oltre 100mila dollari. Sasha, interpretato da Milorad Kapor, è nato In Serbia, in una piccola città che durante l'ultimo conflitto mondiale fu teatro di una strage di innocenti ad opera di sei gerarchi nazisti. Vissuto fin da piccolo negli Stati Uniti sarà costretto a tornare nella sua terra d'origine per una questione di eredità. Sarà qui che Sasha porterà alla luce, suo malgrado, una storia terrificante. Ecco spiegato il titolo «6Dana66Godina», che in italiano si traduce in «6Giorni66Anni». E' il tempo trascorso dal giorno in cui i nazisti - nel frattempo trasformatisi in entità maligne -che si resero protagonisti dell'eccidio di 300 fra studenti e insegnanti serbi, hanno iniziato a ricordare quella data. Attraverso riti satanici e misteriosi uccisioni ripetuti a loro volta ogni sei anni, il 6 di giugno e sempre nello stesso bosco. «Durante la seconda guerra mondiale, la Serbia è stata seconda, riguardo al massacro della popolazione, solo alla Polonia - spiega Alex Levi - Ho cominciato così una ricerca di dati storici, visitato luoghi speciali come Kragliuevac, ascoltato racconti degli anziani del luogo e leggende urbane di fantasmi di soldati nazisti. Era impossibile non sentirsi ispirati da tante informazioni e quindi ne ho parlato con Bobby Rhodes e subito mi sono messo al lavoro». Secondo Germano Nappo «La sceneggiatura scritta da Alex credo sia veramente eccezionale, penso possa apportare una piacevole inversione di tendenza per questo genere, anche se si tratta di una produzione low budget».